La storia narra che ad introdurre la peste a Verona fu un soldato, tale Francesco Cevolini, che portava con se’ delle vesti rubate o comprate a dei “soldati alemanni”, con ogni probabilità i Lanzichenecchi, che per primi portarono la peste in Italia. Era il 1630.
Nonostante la correttezza delle misure adottate, la mortalità raggiunse un livello impressionante; il medico Francesco Pona nel suo “Gran Contagio di Verona” del 1631 rilevò che nella città morirono 33.000 persone su una popolazione di circa 54.000 abitanti. Egli descrisse accuratamente tutte le fasi della pestilenza la cui gravità fu tale che ad un certo punto i morti venivano abbandonati nell’Adige.
Che cosa erano i lazzaretti? Erano ricoveri, non esattamente ospedali, ma luoghi dove venivano condotti i pazienti affetti da malattie contagiose. Il primo Lazzaretto in Europa fu istituito dalla Serenissima Repubblica di Venezia nel 1423 quando stabilì che il ricovero, eretto accanto alla chiesa di Santa Maria di Nazareth dai padri Eremitani e utilizzato, fino a quel momento, per alloggiare i pellegrini in transito per andare e tornare dalla Terra Santa, fosse destinato per porre in isolamento persone infette da malattie contagiose e per tenere in quarantena, a scopo profilattico, mercanzie sospette. Ai ricoverati veniva fornito vitto, medicinali e assistenza. Dopo Venezia altre città adottarono questo sistema di segregazione e cura dei malati contagiosi: Milano prima fra tutte e poi Verona.
Il termine “Lazzaretto” deriva da “Nazaretum”(Santa Maria di Nazareth) denominazione data al primo ricovero d’isolamento veneziano.
La zona di S. Pancrazio, per la sua posizione, fu ritenuta idonea ad ospitare il lazzaretto; infatti, il suo territorio isolato e stretto in una grande ansa dell’Adige rispondeva pienamente alle esigenze sanitarie dell’epoca sia per la sua posizione fuori delle mura sia per la sua lontananza dalla città.
Venezia non poté che approvare il progetto e nel gennaio del 1549 iniziarono i lavori. La costruzione del lazzaretto andò molto a rilento tanto che fu completata solamente nel 1628, ottanta anni dopo il suo inizio.
Il lazzaretto fu progettato, secondo il Vasari, dall'architetto Michele Sanmicheli, anche se secondo altri storici fu opera di Giangiacomo Sanguinetto, il quale nel giugno 1548 presentò alle autorità cittadine un modello per il lazzaretto. Non sono state comunque trovate prove certe circa l'autore dell'opera.
E' piuttosto singolare però l'incredibile somiglianza della chiesa di Madonna di Campagna, opera del Sanmicheli, con la cappella posta al centro del Lazzaretto....
Con l'esplosione della pestilenza il Lazzaretto di Verona in poco tempo si riempì a tal punto da accogliere fino a 5.000 sfortunati ospiti. Le case funestate dalla peste vennero segnate con il codice
e sbarrate dall’esterno. Purtroppo il numero dei ricoverati e dei morti stanno a dimostrare che la medicina del tempo e le misure sanitarie adottate, seppure appropriate, non furono in grado di fermare l’epidemia. Anche le altre città colpite dalle peste non ottennero risultati migliori.
La peste è una malattia infettiva di origine batterica causata dal batterio Yersinia pestis. Il batterio infetta i tessuti linfoidi dell'uomo, facendo in modo di annullare la capacità di difesa dei linfociti. Ma per far questo, il batterio deve evitare di essere ingerito dai macrofagi, le cellule del sistema immunitario che distruggono gli agenti esterni: Y. pestis risolve questo problema producendo delle proteine che penetrano nei macrofagi e li disattivano. Nel 1894 il medico svizzero Alexandre John-Émile Yersin, durante l'epidemia di Hong Kong, isolò il bacillo che da millenni aveva seminato la morte nel mondo. Lo nominò Pasteurella pestis, in onore di Louis Pasteur, l'uomo che con le sue teorie dei microrganismi aveva dato inizio alla medicina infettiva in senso moderno.
Lo stesso anno anche il medico giapponese Shibasaburo Kitasato, che già nel 1889 aveva isolato il bacillo del tetano, ottenne indipendentemente gli stessi risultati del collega svizzero. Ma la Storia ricorda solo Yersin, anche perché in suo onore il bacillo della peste verrà chiamato anziché Pasteurella, Yersinia pestis.
Alla fine del 1700 l'uso sanitario del Lazzaretto cessò per essere successivamente destinato a deposito di polveri e munizioni. Il Lazzaretto riprese la sua funzione verso la fine del settecento e l’inizio dell’ottocento, per dare asilo ai soldati degli eserciti austriaci e francesi, a mano a mano che venivano colpiti da malattie contagiose.
Successivamente, durante il periodo della dominazione Austriaca, il lazzaretto fu nuovamente utilizzato dalle autorità militari per deposito di esplosivi e munizioni e tale destinazione persistette fino alla fine della seconda guerra mondiale.
La distruzione completa avvenne il 20 maggio 1945. Una violenta deflagrazione distrusse l’antico edificio mentre al suo interno girovagavano decine di persone: alcune curiosavano intente a cercare qualcosa di utile, altre, incuranti del pericolo, rivolte al recupero dei bossoli dopo aver provveduto allo svuotamento dei proiettili. Nel tremendo scoppio, provocato dai presenti, per qualche incauta manovra nell’operazione di recupero dei bossoli, una trentina di persone persero la vita e con loro cadeva inesorabilmente al suolo la parte occidentale del lazzaretto.
Dell’imponente costruzione del XVII secolo, rilevante esempio e testimonianza storica pressoché unica di architettura ospedaliera, rimasero solo tratti di fatiscenti mura e il tempietto in rovina completamente distrutto al centro dell’area che venne parzialmente ricostruito nel 1958 in occasione delle celebrazioni Sanmicheliane per i 400 anni dalla sua morte avvenuta nel 1559. A tenere desta l’attenzione, per evitare che sui cumuli di macerie di questo antico ospedale cadesse l’oblio più profondo, provvidero gli abitanti di borgo S. Pancrazio che non hanno mai smesso di lottare per il recupero di questa storica testimonianza di dolore. Provvidero a istituire, nel 1978, l’ “Associazione Pro Loco Lazzaretto” con il precipuo scopo di salvare il tempietto e quanto ancora rimaneva dell’intero complesso sensibilizzando al problema autorità e cittadini.
Il 3 ottobre 2014, il Comune di Verona ha consegnato il Complesso monumentale del Lazzaretto al FAI. La Fondazione, in collaborazione con il Comune, si impegnerà per diciotto anni prima a riqualificare e poi a gestire e valorizzare questo luogo.
E ora allacciate le cinture di sicurezza e cliccate
QUI
Lazzaretto a maggio 2015
Avanzamento dei lavori di restauro, marzo 2016
NB Le coordinate indicate segnalano la posizione della cappella, non della cache
La cache si trova alle coordinate 6LMJMKPOWRIIRJKOP
The plague arrived in Verona in 1630 : 33,000 people over 54,000 died, more than 60% of the population ..
The story narrates that to introduce the plague into Verona was a soldier , Francesco Cevolini , which carried with him robes stolen or bought from the "Alemanni soldiers" , probably the Lanzichenecchi , who first brought the plague in Italy . It was 1630 . Despite the measures taken , mortality reached an impressive level; doctor Francesco Pona in his " Great Contagion of Verona " in 1631 pointed out that 33,000 people died in the city, over a population of about 54,000 inhabitants. He accurately described all stages of pestilence whose severity was so critical that the corpses were abandoned into Adige river. What were the "lazzaretti"? quarantine hospitals, where patients with contagious diseases were conducted. The first Lazzaretto in Europe was established by the Republic of Venice in 1423. After Venice other cities adopted this system of segregation and care of the sick contagious: Milan first of all and then Verona . With the explosion of the plague, the Lazaretto quickly accommodated up to 5,000 guests. The houses devastated by the plague were marked with the code
and barred from outside. Plague is an infectious disease caused by the bacterium Yersinia pestis. The bacterium infects the lymphoid tissues, making sure to cancel the defense capabilities of the lymphocytes. But to do this, the bacterium must avoid being ingested by macrophages, the immune cells that destroy the external agents: Y. pestis solves this problem by producing proteins that penetrate macrophages and block them. In the late 1700s the use of Lazzaretto ceased to be subsequently intended for storage of gunpowder and munitions. The complete destruction occurred on 20 May 1945. A violent explosion destroyed the old building while inside roamed dozens of people. On 3 October 2014, the City of Verona has delivered the monumental complex of the Lazaretto to the FAI (Italian Environment Fund). The Foundation, in collaboration with the City Council, will work for eighteen years prior to retrain and then to manage and exploit this place.
And now fast the seat belts and click
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The coordinates listed in the page indicate the position of the chapel, not of the cache.
The cache is at the coordinates 6LMJMKPOWRIIRJKOP