LE ORIGINI DEL TEMPIO
La pieve di Santa Maria in Colle, Ingrandita, trasformata, restaurata ed ampliata più volte, essa diventò il Duomo di Bassano, cioè la chiesa principale della città, ma la crescita della popolazione, accentuatasi specialmente durante il XIX secolo, la rivelò inadeguata ed insufficiente, anche se efficacemente sussidiata dalle altre due chiese cittadine di San Francesco e di San Giovanni, e specialmente quest’ultima, in cui, all’inizio del secolo XV, fu portato anche, da Santa Maria in Colle, il fonte battesimale.
In base a questa constatazione, Monsignor Domenico Villa, che fu arciprete di Bassano dal 1848 al 1872, e al quale nel 1852 il Sommo Pontefice Pio IX conferì la dignità “trasferibile ai suoi successori” di Abate Mitrato, decise, nel 1861, di affrontare il grave problema dei dotare Bassano di una nuova chiesa, ampia e decorosa, che fosse non solo idonea alle necessità religiose di una popolazione molto più numerosa che in antico, ma tornasse anche ad artistico ornamento della città.
Per realizzare questo suo proposito, l’arciprete nominò una speciale “Commissione per il Culto” cui demandò il non facile compito di risolvere il problema, ma questa commissione, fin dall’inizio, si trovò in una serie di inestricabili difficoltà, infatti, anziché impegnarsi nella costruzione di una chiesa nuova, secondo gli intendimenti di Mons. Villa, si diede a studiare la possibilità di ingrandire convenientemente una delle tre chiese esistenti nel centro storico cittadino, cioè lo stesso Duomo o San Francesco o San Giovanni. Furono così perduti vent’anni, senza che si riuscisse ad iniziare la costruzione della nuova chiesa o almeno a stenderne il progetto.
A succedergli venne nominato Arciprete Abate Mitrato nel 1873 Mons. Giovanni Battista Gobbi che, avendo fatto parte della Commissione per il Culto nell’ultima fase della sua attività, era al corrente dei problemi relativi alla costituzione della nuova chiesa ed era ben deciso a risolverli. Egli, in un primo tempo, riprese il progetto di ingrandire San Giovanni, in ciò confortato anche all’opinione favorevole dei suoi parrocchiani, che sarebbero stati ben contenti di avere il Duomo proprio nel centro della città. Ma per realizzare questo progetto era necessario acquisire il terreno su cui sorgevano (e sorgono) le carceri di proprietà della Amministrazione statale, e questa rispose negativamente alla richiesta d’acquisto rivoltale da Mons. Gobbi.
Ma il nuovo Arciprete non si perse d’animo, riuscì ad acquistare, a mezzo di un altro sacerdote, il terreno interposto fra la chiesa di San Giovanni e le carceri, nella speranza che lo stato si sarebbe così deciso a vendere l’area delle prigioni, ma il Governo, un’altra volta rispose NO!. Vistasi così preclusa ogni altra strada, Mons. Gobbi prese allora la ferma decisione di costruire il nuovo Duomo su un terreno di sua proprietà sito in località “Mure del Bastion”, appena a sud della cerchia muraria cittadina, ancora per gran parte intatta. Su una porzione di quel terreno egli aveva già costruito, con assiduo impegno e forti spese, il Patronato di San Giuseppe, per l’assistenza spirituale dei giovani. A fianco di esso Mons. Gobbi decise di costruire il suo Duomo. Ma non appena di bassanesi vennero a conoscere la decisione del loro Arciprete, si ebbe un diluvio di proteste, nessuno era d’accordo con quella scelta, e non senza buoni motivi.
La zona infatti era allora diversamente da oggi, lontana dal centro, quasi deserta e difficilmente raggiungibile come abbiamo detto sopra, la cerchia muraria, costruita fra il 1315 ed il 1373, era ancora quasi intatta, solo nel 1887 il Comune aveva fatto demolire, perché pericolante, il tratto compreso fra la Porta Margnan e la Porta delle Grazie che delimitava a nord l’attuale Viale dei Martiri. In particolare, le mura fra la Porta dell’Angelo e la Porta di Brenta, chiudevano lo sbocco di Via Verci, rendendo difficile l’accesso alla località, che si poteva raggiungere solo attraverso il Portello dei Cappuccini, in fondo alla via Orazio Marinali.
Per di più non c’era ancora il Ponte della Vittoria sul Brenta, né, di conseguenza, il viale che porta alla SS. ma Trinità ed alla strada per Vicenza; la zona, poi, aveva fama di essere umida, malsana e bassa, tanto che le taglienti lingue Bassanesi battezzarono subito il futuro Duomo, in contrapposto a quello di Santa Maria in Colle, con il titolo di Santa Maria in Busa (cioè in fossa).
Scosso, ma non disanimato da così plateale dissenso, Mons. Gobbi pensò di superare i contrasti dando senz’altro inizio ai lavori e mettendo così la cittadinanza davanti al fatto compiuto, diede perciò, incarico all’architetto Rinaldo di Venezia di stendere il progetto del nuovo tempio, in stile gotico, che l’arciprete, all’aprirsi del nuovo secolo, intendeva dedicare a Cristo Redentore.
Ma le proteste ed i dissensi non cessarono, si fecero, anzi più vivaci e numerosi e furono portati addirittura davanti al Vescovo di Vicenza, Mons. Feruglio, il quale, in attesa di accertare la verità dei fatti, ordinò all’Arciprete di sospendere, per il momento ogni lavoro. Mons. Gobbi obbedì, ma il “veto” della Curia vescovile ebbe l’effetto di capovolgere l’atteggiamento dei Bassanesi, in pochi giorni, tutti gli appartenenti alla Parrocchia di Santa Maria in Colle sottoscrissero una dichiarazione di solidarietà a favore del loro Arciprete e di condivisione del suo progetto. Visto come si mettevano le cose, anche i diciassette sacerdoti che componevano il clero cittadino firmarono una dichiarazione con la quale approvavano lo zelo di Mons. Gobbi, cui assicuravano la loro cooperazione per il compimento dell’opera.
Ed assunse atteggiamento favorevole anche il Consiglio Comunale di Bassano il quale, nella seduta dell’11 gennaio 1908 approvò con quindici voti favorevoli e sette astenuti, una mozione con la quale l’Amministrazione concedeva il suo benestare circa la località in cui si voleva costruire il Duomo. Forte della supplica dei cittadini di Bassano, della dichiarazione dei sacerdoti della parrocchia e della deliberazione del Consiglio Comunale, l’avv. Luigi D’Olivo, presedente della commissione cittadina che appoggiava il progetto di Mons. Gobbi, si recò a Roma, ottenne un’udienza dal Sommo Pontefice Pio X che conosceva bene Bassano, a cui illustrò tutta la faccenda, ed il Pontefice, tramite la Sacra Congregazione Concistoriale, intimò al Vescovo di Vicenza di revocare la sospensione dei lavori e di rimuovere ogni ostacolo all’esecuzione dell’opera. E finalmente il 13 settembre 1908, fra grande concorso di autorità e di popolo festante, il Vescovo Mons. Antonio Feruglio, benediva la prima pietra del nuovo Duomo.